Oltre il “Vibe Coding”: L’Architettura batte l’Improvvisazione

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De Brand2 dic 2025
Oltre il “Vibe Coding”: L’Architettura batte l’Improvvisazione

Il “Vibe Coding” è sulla bocca di tutti. L’idea di scrivere codice “a sentimento”, lasciandosi guidare dall’AI in un flusso creativo quasi magico, ha un innegabile fascino. Ma provate a portare le “vibrazioni” in produzione, con scadenze strette e clienti paganti. Il castello crolla.

Eppure, il nocciolo della questione rimane: oggi possiamo colmare lacune tecniche abissali in un weekend.

Parlo per esperienza diretta. Sono un Consulente Cloud e AI; il mio pane quotidiano sono le infrastrutture e Python. Se mi chiedete di mettere in piedi un ecosistema frontend moderno o districarmi tra le ultime librerie React, non sono nel mio habitat naturale. Nonostante questo, ho appena portato in produzione Zone14.it.

Non è un prototipo giocattolo. È un SaaS gestionale complesso. L’ho costruito gestendo l’intero stack in autonomia. Nessuna magia, nessun “vibe”. Solo un metodo ingegneristico rigoroso applicato ai nuovi strumenti.

Lo chiamo AI-Augmented Architecture. In questo approccio, scrivere codice è l’ultima cosa che fai. È l’ultimo miglio.

Ecco cosa succede prima.

1. Analisi Strategica (Chiudete l’IDE)

L’errore da principiante? Aprire VS Code (o Cursor) e iniziare a digitare. Il mio workflow inizia a computer “spento”, o meglio, lontano dal codice. Uso Gemini, ChatGPT o Perplexity come analisti di business senior.

  • Validazione spietata: Non chiedo all’AI di programmare. Chiedo di distruggere la mia idea. Analisi dei competitor, feature list, pricing model.

  • SWOT Analysis: Incrocio i dati per trovare dove i competitor sono scoperti. Il mio software deve entrare in quelle crepe.

  • Scelta dello Stack: Non scelgo quello che conosco. Chiedo all’AI l’architettura più efficiente per questi requisiti specifici. Se serve una tecnologia che non conosco, la imparo (o meglio, la faccio implementare).

2. “Context Engineering”: Le Regole d’Ingaggio

Una volta definita l’architettura, non inizio a chiacchierare con l’AI. La configuro. Strumenti come Cursor, Lovable o Trae sono potenti, ma senza guinzaglio generano caos entropico.

Prima di una singola riga di codice, scrivo i .cursorrules. Definisco chi sono gli agenti, come devono comportarsi, le convenzioni di nomenclatura. Carico la documentazione delle librerie scelte nel contesto. Costruisco un recinto: l’AI deve operare qui dentro, non improvvisare jazz.

3. Sviluppo Strutturato e Controllo Qualità

Qui si separa l’hobby dal prodotto Enterprise. Niente prompt vaghi tipo “fammi una login”.

  • Prompt XML: Ho una mia libreria di prompt strutturati in XML. Definiscono rigidamente la separazione tra logica e vista. Questo riduce le allucinazioni a zero.

  • Linting come ossessione: Applico code linting e formattazione (Prettier, Pint) a ogni singola iterazione. Il codice generato dalle LLM tende ad accumulare “rumenta” (codice morto). Va pulito subito.

  • TDD Assistito: L’AI scrive i test (Unit e Feature) insieme al codice. Se il test è rosso, l’AI si ferma e corregge. Non si va avanti sulla fiducia.

Il Risultato: Zone14.it

Applicando questo rigore, Zone14 è nato come prodotto maturo. Parliamo di un’architettura Multi-Tenant (isolamento dati reale, Schema-per-Tenant) su singolo dominio. Un backend Python che usa OCR per leggere i PDF, individuare le zone di firma e applicare la firma digitale degli utenti raccolta via app. Una PWA Offline-First che sincronizza i dati quando torna la connessione.

Roba che, fino all’anno scorso, richiedeva un team di sviluppo dedicato.

L’AI è il nuovo Compilatore

Possiamo storcere il naso o prenderne atto. Negli anni ’50, i programmatori controllavano l’output in linguaggio macchina col dito sul foglio. Oggi ci fidiamo ciecamente di un compilatore Rust o C++.

Siamo in una fase ibrida: l’AI genera, noi dobbiamo ancora validare e testare ossessivamente (il mio flusso serve a questo). Ma la direzione è chiara. La competenza del futuro non è la sintassi. È la capacità di architettare sistemi complessi e guidare l’AI nel realizzarli.

Meglio abbracciare l’imperfezione oggi e lanciare sul mercato, piuttosto che aspettare la “purezza” del codice e restare a guardare gli altri che corrono.