Release 07: Fango e Seta

Release 07 di 15Level 44, Book 016 min di lettura1371 parole

3 scene in questa release
  1. Rally Domestico
  2. Trappola a Scatto
  3. Il Semaforo del Destino

Rally Domestico

Il furgone governativo affrontava le sbandate controllate come un armadio su ruote. Ferro cercava di convincere tre tonnellate di lamiera nera a comportarsi da auto da rally sulla mulattiera bagnata.

Emy era ancorata alla maniglia sopra il finestrino con una presa che avrebbe fatto invidia a un alpinista esperto. Ogni balzo del mezzo le faceva sbattere i denti, mentre lo stradario di carta del 1998, ormai ridotto a un ammasso di fogli spiegazzati e speranze analogiche, cercava di scivolarle via dalle ginocchia.

«Ferro, se continuiamo a prendere buche così i miei figli avranno bisogno di un chiropratico prima di arrivare al Gran Sasso!» urlò Emy, mentre un ramo di roverella frustava il parabrezza con un rumore secco. «Siamo troppo esposti, ci serve un posto dove non ci vedano!»

«Sto cercando di portarci fuori dalla visuale della scorta armata prima che ci arrivino a tiro,» rispose Ferro, la mascella così serrata che sembrava fatta dello stesso metallo del motore.

Dal fondo del furgone, un rumore di unghie che slittavano sul linoleum annunciò l'ennesima crisi di Brando. Il pitbull, incapace di trovare un baricentro stabile tra gli scossoni, aveva deciso che l'unico modo per sopravvivere era trasformarsi in un'ancora vivente, piantando le zampe anteriori tra i sedili di Max e Davide.

«Brando, tieni duro! Pianta le zampe a terra!» lo incitò Davide, abbracciando il collo del cane per fargli da cintura di sicurezza, nonostante la faccia fosse diventata di una tonalità di verde muschio. «Mamma, guarda! Il SUV bianco! È sbucato dal tornante sotto. Quei due tizi non mollano l'osso!»

Emy si sporse, rischiando di volare contro il cruscotto. In basso, attraverso il reticolo di rami spogli, un SUV candido, lucido come un dente appena sbiancato, stava divorando la salita con l'agilità di un predatore d'alta moda.

Fabiano, sballottato contro lo sportello, si sistemò gli occhiali in bilico sul naso. «Classico schema di compensazione. Guidano un SUV urbano su uno sterrato perché la loro autostima dipende dal controllo del territorio. Se minacciamo il loro status symbol, andranno in ansia paranoide.»

«Bravo Freud, ma per ora ci stanno addosso,» sbuffò Emy, mentre il furgone subiva un sussulto che fece volare un pacchetto di Fonzies aperto, decorando il soffitto di polvere arancione. «Max, dimmi che hai un piano logico che non preveda di lanciargli dal finestrino le patatine e la dispensa d'emergenza.»

Max, incastrato tra il suo ThinkPad e una vecchia borsa frigo, stava fissando lo schermo madido di sudore. «Emy, il mio firewall casalingo a stento blocca le loro scansioni esterne! Io gestisco server e hardware, non buco centraline in movimento! Ma...»

«Posso farlo io!» disse Pinocchio dal proprio altoparlante. «Il SUV espone una rete Wi-Fi di manutenzione e usa ancora la password stampata nel nome del modello. Posso raggiungere infotainment e centralina comfort: sedili, clima, tergicristalli. Non sterzo e non freni. Vi offendete se faccio una cattiveria?»

Trappola a Scatto

Nel vano, Brando si abbassò tra gli scarponi di Davide quando il SUV tornò a ridosso del furgone.

Emy vide il SUV accorciare le distanze. I due in giacca e cravatta erano ormai a meno di cinquanta metri, incuranti del fango che iniziava a lordare la loro carrozzeria immacolata. Poteva quasi vedere il riflesso dei loro occhiali da sole identici.

«Pinocchio, hai l'autorizzazione di mamma,» ordinò Emy. «Dategli il benvenuto in Abruzzo.»

«Sessione di manutenzione aperta. Mi sento così ribelle!» disse l'IA. Max controllò il collegamento locale e gli tenne aperto il ponte Wi-Fi.

All'improvviso, il SUV bianco ebbe uno scarto violento. Al posto di mantenere la traiettoria pulita, iniziò a procedere a scatti imprevedibili. I tergicristalli si attivarono alla massima velocità sotto il sole pallido dell'alba, mentre i getti del lavavetri inondavano il parabrezza di litri di schiuma azzurra.

Attraverso i finestrini laterali, si vedevano i due inseguitori agitarsi freneticamente nel panico. Il guidatore cercava di lottare con il volante, mentre il passeggero sembrava impegnato in una lotta mortale con il proprio sedile, che continuava a piegarsi e raddrizzarsi come una poltrona massaggiante impazzita.

«Programma Coccole Aggressive attivato,» riferì Pinocchio. «Massaggio lombare al massimo consentito e riscaldamento dei sedili a quarantacinque gradi. I motorini restano nei limiti. Il loro umore no.»

Ma non bastava. Il SUV continuava a tallonarli, riguadagnando terreno non appena il guidatore riusciva, a fatica, a riprendere il controllo.

«Ferro, vedi quella curva? C'è una pozza di fango alta quanto un lavandino,» indicò Emy, leggendo il terreno con l'occhio di chi ha passato ore a piazzare trappole su Clash of Clans. «Se passiamo veloci e curviamo di scatto, gli restituiamo tutto il 'regalo' che ci hanno fatto a casa nostra.»

Ferro non rispose, ma scalò la marcia con una ferocia meccanica. Il furgone ruggì, entrò nel pantano alzando onde di melma marrone che oscurarono i finestrini per un secondo. Poi, con una sterzata brutale che fece rotolare Fabiano addosso a Davide, Ferro si spostò verso il bordo dello strapiombo per fare perno.

Il SUV bianco, nel disperato tentativo di non perdere il contatto, centrò in pieno l'onda di fango prodotta dal pesante furgone. Una valanga di melma e terra liquida abruzzese colpì in pieno il frontale e il fianco della vettura. La marea marrone insozzò indelebilmente la vernice candida e, soprattutto, colò attraverso i finestrini che il passeggero aveva appena abbassato, disperato per il caldo infernale sprigionato dal sedile.

«Complesso di superiorità infranto,» sorrise Fabiano, togliendosi uno schizzo di fango dagli occhiali.

«Seta sporca!» esultò Davide, vedendo il SUV frenare sbandando, mentre l'uomo sul sedile passeggero cercava convulsamente di pulire se stesso e il cruscotto interno con dei miseri fazzoletti di carta stropicciati.

Il Semaforo del Destino

La vittoria fu breve. Non appena le ruote del furgone ritrovarono il bitume di una provinciale fuori dal bosco, il primo pannello luminoso annunciò una frana sulla SS17. Duecento metri più avanti, il semaforo del senso unico alternato era bloccato sul rosso nonostante la corsia vuota.

Max osservò il display del regolatore attraverso il parabrezza. «Stesso identificativo di manutenzione sul pannello e sul semaforo. Qualcuno ha preso l'account del tratto stradale.»

«Cosa sta succedendo ai semafori?» chiese Emy, riprendendo fiato e accarezzando il collo taurino di un Brando visibilmente nauseato, per calmare se stessa più che il cane.

«La firma della sessione coincide con quella del furgone,» disse Pinocchio. «Tesla ha l'account di manutenzione di questo corridoio. Può bloccare i regolatori collegati e pubblicare falsi avvisi sui pannelli del tratto. Non vedo il resto della regione.»

Emy seguì sulla carta la strada servita da quei regolatori. «Ci spingono verso gli svincoli che controllano. Come nei videogiochi quando la mappa si stringe: non serve chiudere tutto, basta lasciare aperta una sola strada.»

Ferro guardò il cruscotto analogico. «Siamo quasi in riserva e non possiamo entrare in nessun centro abitato senza finire dritti in bocca ai loro sensori. Se il traffico si blocca, siamo bersagli fissi.»

Emy riprese in mano lo stradario del 1998. Le dita corsero su una zona d'ombra, una macchia verde tra le pieghe della carta dove non comparivano né semafori né ripetitori moderni.

«Qui,» disse Emy, puntando l'indice su un nome minuscolo stampato su una piantina fisica macchiata di caffè. Valle Cupa.

Brando, che stava cercando di non vomitare sul tappetino, alzò la testa di qualche centimetro. Guardò la mappa, o forse guardò Emy, per due secondi esatti. Poi la riabbassò.

Emy lo notò, ma non aveva tempo per i cani con opinioni. «Un borgo abbandonato dopo il sisma del '97. Max, controlla cosa dice la rete laggiù.»

Rossi aprì sul tablet una mappa di copertura salvata nel kit operativo. «Segnale cellulare discontinuo, nessuna infrastruttura indicata nel borgo. Non significa invisibile, ma toglie a Tesla i pannelli stradali e le telecamere connesse.»

«Perfetto. Nessuna telecamera, niente Wi-Fi o semafori smart da manipolare. Solo sassi antichi e polvere,» sentenziò Emy. «Se Tesla non può vederci coi suoi trucchetti digitali, dovranno mandare i due inseguitori a cercarci a piedi. Lì giocheremo in casa noi, e saremo ad aspettarli barricati al chiuso, non il contrario.»

Ferro annuì e sterzò bruscamente a sinistra, imboccando una stradina sterrata secondaria inghiottita dalle felci.

«Si va in modalità analogica totale,» mormorò Davide, stringendo i pugni tesi, pronto al contatto. Ai suoi piedi, Brando emise un piccolo, gutturale grugnito, come a manifestare il suo intrepido ma assoluto disaccordo canino alla mancanza di ciotole in vista.