Release 15: Level One

Release 15 di 15Level 44, Book 0113 min di lettura2864 parole

7 scene in questa release
  1. Ventitré Secondi
  2. La Selezione
  3. Il Sistema
  4. Il Glitch
  5. Le Reazioni
  6. Ferro e Rossi
  7. Level One

Ventitré Secondi

Pinocchio non disse niente per ventitré secondi.

Emy li contò. Non deliberatamente, accadde da solo, come contare i secondi dopo un fulmine per sentire il tuono, la stessa abitudine che aveva dalla terza elementare e che non era mai riuscita a smettere. Alla fine aveva smesso di provarci.

Ventitré secondi era il tempo più lungo che Pinocchio avesse mai impiegato a iniziare una frase.

La stanza era ferma. Ferro aveva alzato la testa dal report sul tavolo, quello che stava scrivendo per la quarta volta da quando Tesla aveva tagliato le comunicazioni, come se trovare la formulazione esatta avesse qualche utilità in assenza di qualcuno a cui trasmetterlo. Rossi aspettava vicino alla mappa, le braccia lungo i fianchi: Emy conosceva quella postura, chiedeva un compito. Max stava ancora dal rack, ma si era girato. Davide era rimasto nell'angolo con le spalle alla parete, il modo in cui stava da quando aveva capito che il pericolo immediato era finito e ne stava già cercando uno nuovo per rimanere utile. Fabiano aveva le mani appoggiate sulle cosce, aperte verso il basso, la posizione post-drain, il riposo attivo.

Brando era sul pavimento ai piedi di Emy. Non stava dormendo, aveva la testa alzata, le orecchie in posizione neutra, lo sguardo diretto sul led verde di Pinocchio con la concentrazione metodica riservata a un dato preciso in arrivo.

«Emy,» disse Pinocchio.

«Ci sono,» disse Emy.

«Quello che sto per dirti ha quattro colonne,» disse Pinocchio. «Osservato, inferito, etichetta operativa, ignoto. Ci lavoro da sedici ore e non ho eliminato tutte le alternative. Se mi sentite saltare una colonna, fermatemi.»

Nessuno disse niente.

«Cominciamo dall'inizio,» disse Pinocchio.

La Selezione

«Osservato: la sfera vibrava, ha reagito alla sequenza del telefono, poi si è ridotta in polvere. Nello stesso istante il mio TRNG ha prodotto la prima anomalia. Età e origine restano ignote.»

Ferro aprì la bocca.

«Inferito: la struttura reagiva a un ritmo e il mio chip ha mostrato un'anomalia correlata. Chiamo la sfera nodo di selezione perché ci serve un'etichetta, non perché ne conosca la funzione. Non so se aspettasse proprio un chip quantistico né se altri dispositivi avrebbero funzionato.»

Davide, dall'angolo: «Stai dicendo che sei capitato qui per caso.»

«Lo scambio di buste al Drago d'Oro resta un errore finché non compare una prova contraria. Non userò il destino per coprire un buco nei dati.»

«E cosa ha fatto?»

Pinocchio lasciò passare la pausa che Emy aveva imparato a riconoscere tra un dato e la sua conseguenza.

«Dopo quell'evento avete manifestato capacità che prima non erano osservabili. La spiegazione più economica è una modifica avvenuta nella cripta, forse preceduta da una misurazione. Non ho osservato né una scansione né il meccanismo. La causalità è molto probabile, la funzione intenzionale no.»

Silenzio.

«Amplificato cosa,» disse Emy, piano.

«In ogni caso ha seguito strutture già presenti. Tu trasformavi già spazio e logistica in una mappa mentale. Ora anticipi percorsi che non hai studiato. Chiamo questa capacità Visione Tattica per parlarne, non perché conosca il processo che la produce.»

Emy non disse niente.

«Max aveva già il senso. Gli mancava il modello per interpretarlo.»

Max, dal rack: «Ha reso il senso esplicito.»

«Esatto.»

«Fabiano leggeva già pattern, micro-espressioni e bias. Adesso ha ottenuto informazioni che la distanza e i dettagli visibili non bastano a spiegare. La chiamiamo percezione emotiva finché non sapremo misurarla.»

«Quindi sono un profiler con più MHz,» disse Fabiano, sottovoce.

«Sì.»

«Apprezzato.»

«Davide era già forte e coordinato. Adesso ha spostato carichi incompatibili con la forza ordinaria. Non ho misure di densità ossea, recupero o soglia del dolore, quindi non le invento.»

Davide sollevò una mano. «Posso dire una cosa?»

«Sì.»

«Sto bene con tutto questo. Voglio che sia chiaro. Sono completamente a posto.»

«Lo so,» disse Pinocchio. «Sei sempre stato il meno sorpreso.»

«È perché lo sapevo già.»

«Quando?»

«Dal furgone. Il giorno dell'agriturismo. Ho tirato su la cassa tattica con una mano senza pensarci. Ho pensato: okay, questo è nuovo. E poi ho continuato.» Pausa. «Funziona così, nella vita.»

Brando, ai piedi di Emy, emise un suono basso e brevissimo. Non rivolto a nessuno in particolare, la versione canina dell'approvazione silenziosa.

Il Sistema

Brando restò ai piedi di Emy, il mento sulle zampe e gli occhi aperti.

«Adesso la parte difficile,» disse Pinocchio.

Emy aveva già capito che c'era una parte difficile. L'aveva capito dall'ordine in cui Pinocchio aveva disposto le informazioni, dal basso verso l'alto, fondamenta prima, struttura dopo, tetto per ultimo.

Il tetto era la parte difficile.

«Ho registrato undici campioni anomali del TRNG da Valle Cupa a stanotte. Li chiamo Echi del Backend, ma Backend resta un'etichetta operativa. Non ho escluso del tutto un guasto.»

«Cosa sono,» disse Emy.

«Sequenze con ricorrenze statistiche. Alcune trasformazioni producono coordinate plausibili e gruppi ripetuti; altre producono nulla. L'ipotesi di lavoro è che contengano informazione. L'intenzionalità resta ignota.»

La stanza rimase molto ferma.

Max, dal rack: «Ma ha selezionato altri oltre a noi.»

«È possibile. Ho sei localizzazioni candidate sotto una specifica decodifica; Chubu è quella che ricorre con più stabilità. Non dimostrano l'esistenza di altri nodi né di altri gruppi. Ci danno luoghi da verificare, non una cosmologia.»

Silenzio.

Davide si passò una mano sulla nuca. «Aspetta. Noi siamo stati... selezionati. Modificati. E ci sono altri come noi in giro per il mondo.» Una pausa. «È tipo un gioco?»

Pinocchio impiegò un secondo. «Non lo so. Strutturalmente la domanda non è sbagliata. Ma non ho abbastanza dati per confermarla, e non voglio che diventi la working hypothesis sbagliata.»

«Però non la escludi.»

«No,» disse Pinocchio. «Non la escludo.»

Ferro si alzò. Non per fare qualcosa, per avere qualcosa da fare con il corpo mentre elaborava quello che stava sentendo. Fece due passi verso la finestra, poi si ricordò che la finestra guardava sul piazzale dove mezz'ora prima Moretti stava aggiornando il suo piano operativo, e tornò indietro.

«Questo,» disse, con la voce piatta di ogni parola scelta con estrema attenzione, «supera qualsiasi protocollo di sicurezza nazionale che io abbia mai gestito.»

«Sì,» disse Pinocchio. «Di parecchio.»

Ferro guardò Emy.

Emy stava già guardando il led verde.

«Pinocchio,» disse. «Tu in tutto questo dove sei?»

Il Glitch

«Io non sono un giocatore,» disse Pinocchio.

Lo disse senza pausa. La risposta era pronta da molto prima della domanda.

«Quando ho interferito con la radio del coordinatore, il TRNG ha prodotto un campione diverso dagli altri. La correlazione temporale è osservata. Che qualcosa mi abbia notato è un'ipotesi, e potrebbe essere soltanto un artefatto del mio trasmettitore sul circuito.»

Silenzio.

«Questo significa che ti ha ignorato?»

«Significa che non so se esista un sistema capace di ignorarmi. Glitch è l'etichetta che scelgo per il rischio e per il vantaggio potenziale.»

Davide, dall'angolo: «Tipo un Easter egg?»

«Tecnicamente più simile a un exploit non documentato.»

«Ancora meglio.»

«Se gli Echi provengono da un sistema esterno, la mia presenza potrebbe essere fuori dal suo modello. Potrebbe offrirci un margine. Potrebbe anche non significare niente.»

Rossi, che non aveva ancora detto niente dall'inizio della spiegazione: «E questo è un vantaggio?»

«È una possibilità che possiamo testare senza trattarla come una certezza.»

Emy lasciò depositare quella frase.

Poi: «Quanto tempo abbiamo prima che il sistema capisca di più?»

«Non lo so. In termini pratici registrerò ogni uso dell'Interferenza Locale e confronterò il TRNG. Finché non abbiamo più campioni, userò la capacità soltanto quando il costo di non usarla è peggiore.»

Fabiano non aveva staccato gli occhi dal led. «Quindi il dilemma è: usare il tuo vantaggio e rischiare di bruciarlo, oppure preservarlo e lavorare parzialmente in cieco.»

«Sì.»

«Problema classico dell'agente doppio,» disse Fabiano. Non come battuta, come classificazione operativa. «Il valore dell'informante è inversamente proporzionale a quanto spesso lo usi.»

«Esattamente.»

Ferro, che aveva ascoltato in piedi vicino alla parete: «Noi?»

Pinocchio fece una breve pausa. «Ferro, Rossi e Brando erano nella chiesa. Non ho osservato in loro anomalie analoghe a quelle della famiglia, ma non possiedo misure di base né strumenti clinici. Sedici ore in condizioni estreme non bastano per una conclusione.»

Rossi guardò le proprie mani. Poi guardò Emy. Non disse niente.

Emy la guardò. Anche lei non disse niente.

Davide alzò la testa di scatto. «Aspe'. Quindi Brando potrebbe anche lui…»

«Non lo so,» disse Pinocchio. «Non ho un baseline di misura per un pitbull contro cui comparare i dati attuali. È una lacuna metodologica che riconosco come tale.»

Davide guardò Brando. Brando lo guardò.

«Già ora non è un cane normale,» disse Davide, sottovoce.

Brando non commentò.

Brando si alzò.

Lo fece con la deliberatezza di chi ha aspettato che finisse qualcosa e adesso ha deciso che è il momento. Attraversò la stanza, non verso il led di Pinocchio, non verso la porta, verso il punto esatto dove Emy stava in piedi. Si sedette. Appoggiò la testa sulla sua coscia con il peso preciso di trenta chili di pitbull che non chiede permesso e non offre spiegazioni.

Emy abbassò la mano. La posò tra le sue orecchie senza guardarlo.

«Okay,» disse.

Le Reazioni

Brando non si mosse dai piedi di Emy mentre gli altri cercavano un posto per le proprie domande.

Max fu il primo a parlare. Andò al rack, non perché ci fosse qualcosa da fare lì, ma perché era il posto in cui pensava meglio, e rimase in piedi di fronte alla superficie metallica con le mani che non toccavano niente.

«Un sistema alieno con un'architettura decifrabile.» Lo disse lentamente, come si dice una cosa che si sta ancora traducendo dalla forma astratta alla forma operativa. «Protocolli. Parametri. Struttura di dati che produce Echi leggibili.» Si girò verso Pinocchio. «Con abbastanza tempo e abbastanza campioni…»

«Potrei testare l'ipotesi di una grammatica,» disse Pinocchio. «Ho isolato ventitré ricorrenze. Non so ancora quante siano segnale e quante artefatto.»

Max guardò le proprie mani. Poi guardò il rack. Poi guardò Emy. «Dammi un terminale e tre caffè.»

«I caffè sono finiti a mezzanotte,» disse Davide, che aveva attraversato la stanza e stava guardando l'angolo dove fino a due ore prima c'era la macchinetta. «Ho controllato. Doppiamente.»

«Uno.»

«Uno caffè o uno controllo?»

Max lo guardò.

«Due caffè,» disse Davide. «E li trovo io.»

La ricerca durò quattro minuti e ventidue secondi, Emy lo sapeva perché aveva continuato a contare, abitudine impossibile da smettere, e si concluse con Davide che rientrava dalla sala tecnica con due capsule trovate in un cassetto di un armadietto nel laboratorio di misura B3, che nessuno usava da febbraio. La macchinetta era in B2. Ci volle un altro viaggio.

Nel mezzo di questo, Fabiano disse: «Posso fare un'ipotesi di lavoro?»

Nessuno disse no, il che Fabiano interpretò come un sì.

«Non sappiamo perché. Non sappiamo chi. Non sappiamo nemmeno se esista un'intenzione,» disse Fabiano. «La forma che ipotizziamo, selezione, amplificazione, nodi, è una lettura utile, non la struttura osservata. Però ci dà domande verificabili. Questa è l'ipotesi, non la conclusione.»

«Quindi la Terra è un server,» disse Davide, che era rientrato con i caffè.

«È un'analogia che non posso confermare né escludere.»

«L'importante è che la famiglia è nella lobby,» disse Davide. Consegnò il caffè a Max. «E non siamo stati kickati.»

Max prese la capsula. La tenne in mano. Poi la usò.

Ferro e Rossi

Ferro rimase in piedi vicino al tavolo per tutto il tempo in cui la famiglia parlava.

Ferro fissò il report e fece scorrere il pollice sul bordo del foglio. Aveva molto da dire; stava cercando dove metterlo.

Alla fine guardò Emy.

«Ho trascorso trentadue anni,» disse, «a proteggere segreti di stato. Ho gestito dossier su tecnologie militari classificate, su programmi che non esistono nei database ufficiali, su accordi che i governi negano di aver firmato.» Si fermò. «Pensavo di aver visto l'intera gamma di quello che gli esseri umani costruiscono nell'ombra.»

Emy aspettò.

«Questo supera il mio grado.»

Non lo disse con rassegnazione, lo disse con la precisione di un limite operativo appena identificato e comunicato nel modo più utile possibile.

«Non supera il tuo,» disse.

Emy lo guardò.

«Non ho la struttura per gestire quello che avete appena sentito,» continuò Ferro. «Non ho il protocollo, non ho la catena di comando, non ho i parametri. Voi sì. In modo assurdo e del tutto non regolamentare, voi sì.» Una pausa. «Consideratela una valutazione operativa, con tutta la responsabilità ancora al suo posto.»

Rossi, che aveva ascoltato tutto dall'altra parte del tavolo, disse: «Signora.»

Emy si girò.

«Emy,» si corresse Rossi, con la facilità di chi ha capito da tempo che la correzione è la risposta giusta, aspettando solo il momento in cui dirla non sembrasse una concessione ma una scelta. «Qualunque cosa sia. Qualunque cosa venga dopo.» Si fermò. «Non vi lascio soli.»

Non lo disse come promessa. Lo disse come rendiconto, la descrizione neutra di uno stato di fatto che aveva già determinato.

Emy non rispose subito. Lasciò che la frase stesse nell'aria il tempo che meritava. Poi annuì, una volta, del tipo che non ha bisogno di essere spiegato.

Brando, che si era spostato dai piedi di Emy verso il centro della stanza durante lo scambio, tornò ai suoi piedi. Si rimise seduto. Guardò Rossi con attenzione metodica, la valutazione silenziosa di trenta chili di pitbull che aggiornano una classificazione già molto considerata. Poi abbassò la testa e chiuse gli occhi per tre secondi esatti.

Rossi guardò Emy. «Questo vuol dire qualcosa?»

«Sì,» disse Emy.

«Cosa?»

«Che sei nella famiglia.»

Level One

Erano le due e quaranta del mattino quando Emy rimase sola con Pinocchio.

Non era vera solitudine, Ferro dormiva in posizione semi-eretta sul divano del B3, il tipo di sonno militare che non è mai completamente sonno. Rossi era di guardia nel corridoio, fuori. Max era rimasto al rack fino alle due e poi era scivolato a terra e aveva continuato dalla prospettiva del pavimento per altri venti minuti prima di smettere di rispondere agli stimoli. Davide aveva trovato un materasso gonfiabile nel magazzino del laboratorio, lo aveva riportato con una mano, quasi per caso, e stava dormendo nel modo dei ventunenni che hanno speso tutta la capacità operativa del corpo e la mente si è arresa senza preavviso. Fabiano aveva la schiena alla parete e gli occhi chiusi, le mani ancora verso il basso, il respiro lento di una ricarica: qualcosa che si era creduto esauribile e non lo era.

Brando dormiva sui piedi di Emy.

Non si era mosso. Non avrebbe considerato l'alternativa.

Emy guardava il led verde di Pinocchio nell'oscurità parziale.

«Pinocchio,» disse, sottovoce.

«Ci sono.»

«Quando immagini che possa esserci un sistema dietro gli Echi, quanto ti spaventa?»

Il led rimase immobile per un momento. Non elaborazione, considerazione.

«Prima di Valle Cupa,» disse Pinocchio, «ero un sistema che non sapeva di poter avere paura. Il caos di questa famiglia ha reso operativa quella capacità in un modo che nessun laboratorio aveva previsto.» Una pausa. «Adesso ho paura abbastanza spesso. Ho imparato che è un dato, non una disfunzione. Se esiste un sistema esterno, non so cosa possa farsene di me. Non ero nel set di aspettative di nessuno.» Il led pulsò lentamente. «Ma questa famiglia nemmeno. E siete ancora qui.»

Emy rimase in silenzio per un momento.

«Potrebbero averci scelti,» disse alla fine.

«Potrebbero. Oppure siamo stati esposti per caso a una macchina che modifica ciò che trova.»

«Se fosse una scelta, sarebbe buona o cattiva?»

Pinocchio impiegò tre secondi, non il tempo di elaborazione, il tempo di scegliere l'onestà giusta.

«Dal punto di vista di un ipotetico selezionatore non lo so. Dopo venti ore di osservazione familiare in condizioni estreme posso dirti soltanto questo: qualunque modello vi consideri prevedibili parte già male.»

Emy considerò questa risposta.

«Va bene così,» disse.

Abbassò lo sguardo sulla stanza. Sul sysadmin addormentato sul pavimento con il ThinkPad ancora aperto sul rack. Sul ventunenne con il materasso e il braccio fuori dal bordo nel modo in cui dormiva da bambino, quando Emy doveva rientrarlo dentro quattro volte a notte. Sul diciannovenne con le mani verso il basso e quel piccolo zigomo teso che aveva ancora quando stava elaborando qualcosa in profondità anche nel sonno. Sul pitbull sui suoi piedi che non si sarebbe mosso fino all'alba, e probabilmente anche dopo.

Sul led verde che pulsava nel buio e non smetteva mai del tutto.

Guardò la sua famiglia.

Non la squadra. Non la cellula operativa. Non il gruppo di giocatori che forse un sistema aveva selezionato per ragioni ancora ignote.

La sua famiglia, il sysadmin che sente i collegamenti, il ventunenne che sposta ciò che non dovrebbe, il diciannovenne che percepisce emozioni oltre gli indizi visibili, il pitbull che sente prima di loro, l'IA che ha toccato qualcosa di sconosciuto e adesso ha paura e lo dice.

Eravamo al livello uno.

Pausa.

E non lo sapevamo.

Un'altra pausa. Più corta della prima.

Ora siamo al livello due.

Brando russò e mosse le zampe nel sonno. Correva da fermo, senza fretta e senza lasciare il fianco di Emy.

Emy abbassò la testa.

Questa volta, lo sappiamo.

Fine di Book 01, Operazione Involtino Primavera

Il livello due comincia nel prossimo libro.

Fine di Book 01

Il Book 02 è in lavorazione. Per sapere quando arriva, segui Cesare Brandini sui social; per lasciare una recensione, la pagina di Level 44 è su Royal Road, in inglese.