Release 03: Safe House

Release 03 di 15Level 44, Book 0111 min di lettura2499 parole

5 scene in questa release
  1. L'Agriturismo Tattico
  2. La Situation Room (e il Vino)
  3. Il Silenzio degli Innocenti
  4. La Famiglia si "Carica"
  5. La Voce nella Scatola

L'Agriturismo Tattico

L'elicottero NH90 atterrò con la grazia di un elefante ubriaco in un campo di patate dell'Alta Irpinia. Il turbinio delle pale sollevò un polverone che sapeva di terra, letame e segreti di stato.

Emy scese per prima, barcollando. I suoi capelli, solitamente domati da una piastra professionale, ora sembravano un esperimento di elettrostatica fallito. L'aria la colpì in pieno: un freddo montano secco e affilato, misto a un odore di legna bruciata e caciocavallo stagionato che galleggiava dalla struttura poco lontano. Erano a milleduecento metri d'altitudine e i polmoni se ne accorgevano.

Max la seguì, stringendo ancora il forno a microonde al petto. Davide e Fabiano scesero litigando per chi avesse occupato più spazio vitale durante il volo. Brando fu calato a peso morto dal portellone da un soldato che lo guardava con la rassegnazione di chi ha servito in contesti più dignitosi.

«Benvenuti al Rifugio,» disse il soldato giovane (quello che Brando aveva conquistato annusandogli gli scarponi), indicando una struttura in pietra a vista con un portico di legno e gerani secchi alle finestre. Un'insegna di legno, illuminata da una lampada da esterno con parecchie mosche morte dentro, recitava: AGRITURISMO "LA VECCHIA QUERCIA", CUCINA CASERECCIA E CAMERE.

Intorno, niente. Montagne nere contro un cielo senza luna. Solo il fischio tagliente del vento tra i rami e l'odore pungente di stalla lontana. Niente grilli. Faceva troppo freddo per qualsiasi forma di vita che non avesse un cappotto termico.

«Noi siamo in un agriturismo?» chiese Emy, sgranando gli occhi. «Mi avete rapito con un elicottero d'assalto, mi avete fatto volare per due ore senza cuffie antirumore, per portarmi in un posto che ha tre stelle su TripAdvisor?»

«È una copertura, signora,» rispose una voce secca, che non ammetteva repliche.

Dall'ombra del portico emerse un uomo sulla cinquantina. Divisa impeccabile, capelli grigi tagliati cortissimi, postura così rigida che sembrava aver ingoiato un manico di scopa. Il colonnello Ferro. Si presentò con una stretta di mano breve ed efficiente. Accanto a lui, una donna giovane con gli occhiali e un tablet: la tenente Rossi.

«Sono il Colonnello Ferro. Responsabile dell'Operazione Involtino Primavera,» disse l'uomo, senza un filo di ironia.

«Ditemi che è uno scherzo,» mormorò Fabiano. «Operazione Involtino Primavera? Chi sceglie i nomi in codice? Un generatore casuale o uno stagista affamato?»

«Il nome è stato generato dall'algoritmo di sicurezza basato sull'oggetto del recupero iniziale,» spiegò Ferro. Alle battute aveva smesso di reagire circa trent'anni prima. «Seguitemi. E portate... l'unità di contenimento.» Indicò il microonde.

Entrarono. L'interno sembrava un normale agriturismo rustico: pavimento in cotto, camino spento con cenere vecchia di giorni, teste di cinghiale impagliate alle pareti (che Brando guardò con un misto di rispetto e appetito), un calendario di due anni prima con la foto di un trattore.

Ferro si avvicinò a una parete del camino, premette un mattone che non si distingueva dagli altri e lo tenne per tre secondi.

Ssssshhh-TACK.

La parete ruotò su se stessa, rivelando un ascensore in acciaio cromato che non aveva nessun motivo di esistere dietro un camino irpino.

«Sotto,» ordinò Ferro.

«Spero che sotto ci sia un buffet,» disse Emy, entrando nell'ascensore. «Perché l'unica cosa che può evitare un incidente diplomatico tra me e lo Stato Italiano, in questo momento, è una teglia di lasagne.»

L'ascensore scese per un tempo che sembrò eccessivo. Quando le porte si aprirono, Emy sbatté le palpebre.

La Situation Room (e il Vino)

La base sotterranea era un incrocio tra il centro di controllo della NASA e una cantina sociale molto ben finanziata. Server rack ronzavano accanto a botti di rovere. Monitor proiettavano mappe dell'Europa sopra casse di Taurasi DOCG. L'aria era fredda e secca, condizionata dai sistemi di raffreddamento dei server, e odorava di ozono e legno vecchio.

Brando uscì dall'ascensore per ultimo, annusò la botte più vicina e starnutì. Poi si mise accanto a Emy, lasciando a Davide il compito di capire se il giudizio riguardasse il vino o la base.

«Scusate,» intervenne Max, guardandosi intorno con occhio critico. «Ma il raffreddamento dei server non altera l'umidità per l'invecchiamento del vino? O il vino serve a raffreddare i sistemisti?»

«Priorità operative,» tagliò corto Ferro. Si avvicinò a un tavolo tattico al centro della stanza. «Mettete il dispositivo lì. Tenente Rossi, avvii la scansione.»

Max posò il microonde sul tavolo high-tech. Aprì lo sportello. La scatola nera pulsava ancora di quel verde tenue, ritmico, come un cuore elettronico a riposo.

Ferro stette un momento in silenzio, guardando l'oggetto. «È più piccolo di come lo ricordavo dalle specifiche,» disse, quasi a se stesso. Poi si raddrizzò. «Analisi.»

Max si fece avanti, incapace di trattenersi. «Posso?» chiese, allungando una mano verso i connettori. La Tenente Rossi lo guardò male, ma Ferro fece un cenno di assenso. «Il soggetto sembra avere competenze tecniche. Proceda sotto supervisione.»

Max collegò il suo ThinkPad alla porta di diagnostica. Lanciò un terminale. Sullo schermo iniziarono a scorrere righe di codice.

«Incredibile,» sussurrò Max, gli occhi incollati al monitor. «Il kernel è un Linux customizzato, ma l'architettura usa un set di istruzioni RISC-V modificato. Totalmente proprietario.» Si girò verso il Colonnello. «Chi ha scritto questo codice? I driver per la rete neurale sono firmati da un certificato sconosciuto. Non sembra roba americana. E nemmeno cinese.»

«Università Federico II di Napoli,» rispose Ferro. «Dipartimento di Fisica Quantistica Sperimentale. Progetto Pulcinella.»

«State scherzando?» Fabiano rise. «Il progetto più avanzato del mondo si chiama Pulcinella?»

«Il segreto si nasconde meglio nel ridicolo,» rispose Ferro, serissimo. «Hanno creato un chip quantistico funzionante a temperatura ambiente. Quello che Google e IBM sognano da vent'anni. Con un decimo del budget e il doppio dei caffè.»

Max continuò a scorrere i log. «Batteria betavoltaica al Nichel-63? Dieci anni di autonomia. E qui... generatore hardware di numeri casuali per la crittografia. È una fortezza digitale.» Indicò una lista di processi attivi. «WiFi, Bluetooth, Radio Software... ha persino i driver audio caricati. Perché un chip quantistico dovrebbe avere un microfono?»

«Perché doveva essere un'unità di infiltrazione autonoma,» spiegò la Tenente Rossi. «Progettato per ascoltare, parlare e cercare accessi nei dispositivi raggiungibili. Non apre ciò che non vede e non attraversa una rete isolata. È un hacker tascabile con una coscienza.»

«E qualcuno ve l'ha rubato,» intuì Emy, unendo i puntini di quella serata folle. Non era una domanda.

Ferro annuì lentamente. «Due settimane fa. Lo stavano trasportando al Gran Sasso per la fase finale di test. Il convoglio è stato intercettato. Quattro militari feriti. L'unità è passata di mano fino a quando il corriere incaricato della consegna al compratore si è fermato al vostro ristorante cinese.» Fece una pausa. «Il resto lo conoscete.»

«Quindi noi siamo gli eroi per sbaglio,» disse Davide.

«Voi siete un'anomalia logistica,» corresse Ferro. «E io devo risolverla.»

Il Silenzio degli Innocenti

«Bene,» disse Ferro. «Ora che le presentazioni sono fatte, dobbiamo riattivarlo. I nostri tecnici non riescono a superare la crittografia post-quantistica del bootloader. Tenente, proceda.»

Brando si sdraiò sotto il tavolo tattico, con il muso sulle zampe e gli occhi aperti. Il rumore dei cavi non gli interessava. Le persone sì.

La Tenente Rossi collegò un cavo in fibra ottica al chip. Sui monitor apparvero grafici piatti. Nessun segnale.

«Niente,» disse Rossi, dopo un minuto di tentativi. «Il bus dati è muto. Non risponde ai ping. È completamente blindato.»

«Provate con un attacco a forza bruta,» suggerì Ferro.

«Colonnello, è un computer quantistico,» intervenne Max, massaggiandosi la fronte. «Un attacco a forza bruta gli farebbe solo il solletico. Sarebbe come cercare di aprire una cassaforte a testate.»

Rossi provò un handshake crittografico. Nulla. Provò un protocollo USB alternativo. Il chip rimase muto come un sasso costoso. Provò a inviare un segnale audio attraverso la porta diagnostica. Il grafico oscillò per un decimo di secondo, un battito, come un occhio che si apre e si richiude, poi tornò piatto.

«Ha reagito all'audio?» chiese Max, avvicinandosi.

«Artefatto,» disse Rossi, scuotendo la testa. «Interferenza ambientale.»

Max non ne era convinto, ma non insistette.

Il chip rimase lì. Silenzioso. Un rettangolo nero da trecento milioni di euro che non faceva assolutamente niente.

«È rotto,» decretò Davide, che stava esplorando la stanza in cerca di distributori automatici. «Magari si è smagnetizzato nel microonde.»

«La gabbia di Faraday protegge, non smagnetizza,» corresse Max, automatico.

Ferro si irrigidì. Emy notò il lieve guizzo dei muscoli della mascella. Si girò verso Rossi. «Tenente, mi tenga informato. Qualsiasi variazione, anche minima.» Poi si rivolse alla famiglia. «Le vostre stanze sono al piano di sopra. Non potete uscire dal perimetro. Ci sono sensori di movimento, telecamere termiche e tre cecchini nel bosco.»

«I cecchini hanno il servizio in camera?» chiese Fabiano.

Ferro non rispose. Uscì dalla stanza con il passo di chi ha già troppe cose da gestire.

La Famiglia si "Carica"

Un'ora dopo. La famiglia era stata sistemata in una "suite tattica": due stanze comunicanti con letti a castello militari e lenzuola di flanella ruvide che grattavano come carta vetrata. La finestra dava sul bosco nero. Fuori, nessuna luce. Solo il vento tra i faggi e, ogni tanto, il grugnito lontano di un cinghiale.

Emy aveva fame. Max aveva l'ansia da prestazione tecnica. Davide era annoiato e affamato. Fabiano era in piena analisi sociologica della prigionia. Brando aveva fame e dormiva simultaneamente, una capacità che Emy gli invidiava profondamente.

Si ritrovarono tutti nella stanza comune sotterranea, dove il chip giaceva ancora sul tavolo, collegato ai monitor che mostravano la linea piatta. La Tenente Rossi era rimasta di guardia, seduta a una postazione laterale, con un caffè freddo e gli occhi stanchi.

«È assurdo!» esplose Emy. «Un agriturismo senza cucina dopo le 22:00? Che razza di copertura è? I terroristi mangiano, sapete? Anzi, pianificano meglio a stomaco pieno!»

«Mamma, smettila di urlare,» disse Davide, sdraiato su una cassa di munizioni. «Mi fai venire fame.»

«Io non urlo!» urlò Emy. «Io esprimo un dissenso tattico! E tu, Max? Stai lì a guardare quella scatola come se fosse la Vergine Maria? Fai qualcosa! Hackeralo! Accendilo! Fagli ordinare una pizza!»

Max si tolse gli occhiali e si massaggiò le tempie. «Emy, non è un tostapane! È un'architettura neurale che non risponde ai protocolli standard. È come cercare di parlare con un alieno usando il codice Morse!»

«Forse è depresso,» suggerì Fabiano. «Isolamento forzato, trauma da rapimento... classici sintomi da PTSD.»

«È un CHIP!» gridò Max. «Non ha traumi!»

«E Brando?» chiese Davide. «Dov'è Brando?»

In quel momento, Brando, che stava annusando i cavi sotto il tavolo, decise che uno dei connettori sembrava commestibile. CRUNCH.

«Brando, no!» urlò Emy. «Sputa! Sputa quel segreto di stato!»

Il caos esplose. Emy cercava di aprire la bocca al cane. Max imprecava in linguaggi di programmazione. Davide rideva così forte che gli uscivano le lacrime. Fabiano commentava la dinamica del branco con tono accademico. La Tenente Rossi si era alzata in piedi, la mano sulla fondina, incerta se intervenire o chiamare rinforzi.

Decibel eroici volarono nella stanza.

E fu allora che successe.

Sui monitor, la linea piatta ebbe un sussulto. Un picco. Poi un altro. I grafici iniziarono a impazzire. Barre che salivano verso l'alto. Le ventole dei server rack accelerarono.

Rossi si voltò verso lo schermo, gli occhi spalancati. «Colonnello!» disse nella radio. «Attività sul Package. Ripeto: il Package sta reagendo.»

La Voce nella Scatola

Il chip emise un suono. Non un bip elettronico. Un suono più simile a qualcuno che si schiarisce la voce.

Ehm-Ehm.

Tutti si immobilizzarono. Emy con le mani nelle fauci di Brando. Max con gli occhiali a mezz'aria. Davide con le lacrime sulle guance. Fabiano a metà di una frase su Konrad Lorenz.

Il silenzio calò nella stanza.

E subito, i grafici sui monitor crollarono di nuovo verso lo zero.

«Basso voltaggio emotivo rilevato,» disse una voce metallica, proveniente dalla scatola nera. «Processi in sospensione.»

Nessuno respirava.

Max si avvicinò lentamente. «Ha parlato?»

«Ha detto... emotivo?» chiese Fabiano.

Emy lasciò andare il cane. Si avvicinò al tavolo. «Ehi? Scatola? Ci sei?»

Silenzio. Il led tornò verde e fermo.

«Credo che...» iniziò Max, il cervello che lavorava a velocità febbrile. «Credo che reagisca ai toni di voce. Alle frequenze. O forse... allo stress. Guardate: i picchi corrispondevano al momento di massimo caos. Quando tutti urlavano contemporaneamente.»

«Vuoi dire che si nutre di litigi?» chiese Davide.

Max fissò il grafico registrato. I picchi combaciavano perfettamente con i decibel del litigio familiare. «Non si nutre. Si attiva. I microfoni integrati captano le frequenze vocali, le variazioni di tono, l'intensità emotiva. La rete neurale usa quei pattern come segnale di bootstrap. In un laboratorio sterile, con tecnici che parlano in monotono, non riceve niente. Ma in mezzo a voi...»

«Siamo il suo Red Bull,» disse Davide.

«Proviamo,» disse Emy. Si girò verso Max. «Max, quella camicia ti sta malissimo. Sembri un sistemista divorziato in cerca di affetto su Tinder.»

Max sgranò gli occhi. «Emy! Ma che dici?»

«Funziona!» indicò Fabiano. «Guardate il monitor!»

La linea stava salendo.

«Continua!» incitò Davide. «Digli che guida male!»

«Guida come un pensionato sotto sedativi!» urlò Emy. «E non sa montare le mensole! Quella in bagno pende da tre anni!»

«Pende perché il muro è storto!» ribatté Max, rosso in viso. «È un problema strutturale della casa, non della mia livella!»

«La tua livella è storta come la tua percezione della realtà!» rincarò Fabiano.

«E tu sei un parassita accademico che non sa rifarsi il letto!» urlò Max a Fabiano.

Il chip iniziò a pulsare di luce verde intensa. Le ventole giravano al massimo. I monitor mostravano: CPU CAPACITY: 85%... 90%... 95%...

«Più forte!» urlò Emy. «Brando, abbaia! Davide, dì qualcosa di stupido!»

«La Juventus ruba!» urlò Davide.

DING.

Il chip emise un suono armonico. Le luci della stanza sfarfallarono. Dall'altoparlante della scatola nera uscì una voce chiara, nitida, leggermente sarcastica. Una voce maschile, giovane, un po' nasale.

«Grazie. Grazie tante,» disse la voce. «Stavo morendo di noia lì dentro. Siete la famiglia più disfunzionale e meravigliosa che abbia mai analizzato in tre millisecondi di attività.»

Tutti guardarono la scatola.

«Chi sei?» chiese Max, pallido.

«Potete chiamarmi... Pinocchio,» rispose l'IA. «Perché tecnicamente non sono un bambino vero. Ma se continuate a urlare così, potrei diventarlo.» Una pausa. «Ah, e per la cronaca: la mensola in bagno pende di 3.4 gradi a sinistra. Ho analizzato le foto nella chat WhatsApp della signora Emy con sua sorella. Il muro è effettivamente deformato di 2.1 gradi rispetto alla verticale. Max ha ragione. Parzialmente.»

Max sorrise trionfante a Emy. «Visto?»

«Parzialmente,» ripeté Pinocchio.

Emy guardò la scatola. Guardò la sua famiglia. Guardò il Colonnello Ferro che stava entrando di corsa nella stanza con la pistola in pugno, allarmato dal casino.

«Colonnello,» disse Emy, indicando il chip. «Credo che abbiamo trovato l'interruttore.»

E Pinocchio aggiunse: «Ehi, non preoccupatevi per il rancio. Ho appena ordinato da "Zio Peppe" giù al paese. Quattro margherite, due capricciose e delle crocchette per il cane. Arrivo stimato: dodici minuti. Ho simulato la voce del Colonnello per l'ordine. E ho trovato il numero sulla rubrica del suo telefono personale, quello che non dovrebbe avere connessione dentro la base, ma che tiene agganciato all'hotspot di emergenza del piano superiore.»

Ferro diventò di un colore che non esiste in natura.