Release 05: Il Taglio del Cavo

Release 05 di 15Level 44, Book 019 min di lettura2009 parole

3 scene in questa release
  1. Diagnostica di Bordo
  2. L'Apollo 13 del Casalingo
  3. Geopolitica Analogica

Diagnostica di Bordo

Emy teneva gli occhi chiusi, le braccia strette al petto in una posizione di difesa che non la abbandonava da ore. Il rollio costante del furgone nero era ipnotico, ma il sonno rimaneva un lusso irraggiungibile. Ogni buca sull'asfalto le ricordava che stavano scappando: l'agriturismo irpino andato in fumo, i cinghiali, i cecchini e l'amara rivelazione del Colonnello Ferro sulle altre IA le ronzavano in testa come uno sciame di vespe infuriate.

Aprì un occhio. La luce dell'alba filtrava dai finestrini posteriori, grigia e impietosa.

Davanti a lei, Ferro guidava con la schiena dritta e rigida come un cippo funerario. La Tenente Rossi dormicchiava sul sedile del passeggero. In fondo, Davide e Fabiano erano collassati uno sull'altro in un groviglio di gambe e giubbotti, sfiniti.

Brando russava rumorosamente sui piedi di Davide, la testa massiccia appoggiata a uno scarpone, sognando probabilmente i resti della pizza del bunker.

Emy spostò lo sguardo su Max. Non dormiva. Fissava lo schermo del suo ThinkPad appoggiato sulle ginocchia, accarezzandone la scocca in magnesio con una lentezza catatonica. Emy conosceva quella faccia: era la maschera da "disastro di sistema critico". Quella che faceva quando i server dell'ufficio andavano a fuoco la vigilia di Natale. Solo che stavolta il server era la loro vita, c'erano mercenari addestrati che conoscevano i loro volti e il payload vitale era Pinocchio, chiuso in una borsa termica ai piedi di Emy.

«Colonnello,» disse Max all'improvviso, la voce raschiante per la stanchezza. «Mi spiega perché ha scelto come veicolo di estrazione un furgone commerciale con il cruscotto digitale?»

Ferro non staccò gli occhi dalla strada. «È un noleggio a lungo termine dell'Esercito. Veicolo di copertura. I mezzi militari tattici si notano. Un furgone delle consegne nero con un lieve bozzo sulla fiancata è invisibile a chiunque.»

Emy sbirciò oltre la spalla di Max verso il cruscotto tra i sedili anteriori. 06:14 del mattino. Velocità: 110 chilometri orari sulla statale. Temperatura esterna: meno due gradi.

All'improvviso, il display lampeggiò. L'orologio passò dalle 06:14 alle 88:88.

Emy aggrottò la fronte. Che fa, la lavatrice in centrifuga?

Un istante dopo, le bocchette dell'aria condizionata esplosero in vita. Una bufera glaciale sparò aria al massimo della potenza dritta nell'abitacolo.

Brando emise un guaito acutissimo. Colpito in pieno dal getto polare, il pitbull si alzò di scatto, sbandò confuso e si tuffò letteralmente tra le gambe di Fabiano e Davide, calpestando lo stomaco di Fabiano in cerca di calore vitale.

«Che diavolo?» borbottò Fabiano, svegliandosi con un rantolo. «Chi ha acceso il banco frigo della pescheria?»

«Rossi,» disse Ferro, la voce tesa come una corda di violino. «Spegni il clima.»

Emy vide la Tenente svegliarsi di colpo e picchiettare sulle levette digitali. «Non risponde, signore. Il pannello touch è bloccato.»

La radio del furgone si accese da sola. Il volume schizzò al massimo, trapanando i timpani di Emy con una frequenza di rumore bianco assordante, punteggiato da un fischio acuto e ritmico, come un modem degli anni Novanta in piena agonia.

Emy si coprì le orecchie. «Avete un corto circuito!» urlò.

Ma Emy vide gli occhi di Max sgranarsi. Vide suo marito digitare furiosamente sulla tastiera del ThinkPad, scuotendo la testa. Emy riconobbe l'allarme puro.

«Non è un corto!» urlò Max sopra il rumore. «Stanno bucando il CAN bus!»

L'Apollo 13 del Casalingo

Brando scivolò contro la caviglia di Emy e piantò le zampe sul tappetino, deciso a non farsi trasformare in bagaglio.

Stanno bucando chi? Emy non fece in tempo a chiederlo. Il furgone sbandò con una forza brutale.

«Il CAN bus! La rete delle centraline!» strillava Max. «Sui furgoni commerciali moderni tutto passa per una rete unica non criptata! Frenata d'emergenza, climatizzatore, mantenimento di corsia...»

Dalla posizione di Emy, la dinamica divenne spaventosamente chiara: il volante tra le mani di Ferro subì uno scossone innaturale verso sinistra. Il furgone invase la corsia opposta. Emy trattenne il fiato mentre Ferro, con un grugnito di sforzo, lottava fisicamente contro la sua stessa auto per rimetterla dritta. I pneumatici fischiarono, e l'abitacolo fu scosso da una frenata improvvisa, asciutta e violenta.

«L'ABS sta impazzendo e il Lane Assist cerca di buttarmi fuori strada!» ruggì il Colonnello. «Qualcuno sta pilotando a distanza il mio furgone di copertura!»

«Bel mezzo invisibile, Colonnello,» commentò Fabiano, ansimando dal fondo. «Bello, invisibile e telecomandabile dal nemico. Complimenti alla logistica vaticana o a chiunque compri 'ste bare.»

Il suono metallico di Pinocchio emerse dalla borsa termica ai piedi di Emy, quasi neutro e chirurgico.

«È Tesla,» disse l'IA. «Il modem eCall ha aperto una sessione di gestione flotte. Le credenziali appartengono alla società che ha noleggiato il furgone e il gateway diagnostico sta accettando comandi remoti. Qualcuno le ha rubate. Se continua, al prossimo cavalcavia può frenare una ruota prima dell'altra.»

«Tagliagli la connessione, Pinocchio!» ordinò Davide, reggendosi allo schienale di Max mentre il veicolo frenava e accelerava a scatti, imitando un canguro asmatico.

Emy guardò la scatola in lega. «Fallo saltare fuori dalla rete da bravo Pinocchietto!»

«Negativo,» trillò l'IA. «Per respingerlo dovrei autenticarmi sullo stesso portale e consegnargli la mia firma. Tagliate alimentazione al modulo. E poi io odio guidare.»

Il furgone inchiodò ancora. Emy fu lanciata in avanti contro la cintura di sicurezza, sfiorando il sedile di Rossi.

Guardò Max. Il marito aveva lo schermo del portatile illuminato e un'espressione di vuoto accademico assoluto. Qualsiasi cosa stesse provando a fare via software, lo capiva Emy dai suoi sospiri sofferenti, era morta sul nascere.

«Max!» urlò Emy, sfidandolo con lo sguardo. «Trovami un bottone!»

«Non ci sono bottoni, non c'è una shell aperta!» Max si sbatté la mano sulla coscia e chiuse il portatile con uno schiocco secco. gli occhi persero l'ombra del panico tecnico e acquisirono l'audacia di un idraulico chiamato a riparare una falla. «L'unica è la soluzione Apollo 13.»

«Ti prego, dimmi che non dobbiamo respirare nei calzini,» implorò Fabiano, stringendosi nel giubbotto per sfuggire all'aria condizionata.

«L'altra soluzione Apollo 13: spegniamo il modulo di comando!»

Max si slacciò la cintura di sicurezza. Emy si schiacciò contro lo sportello mentre suo marito si tuffava in avanti. Scavalcò la console centrale con l'agilità disperata di un bradipo terrorizzato e si incastrò a testa in giù nello spazio angusto tra Ferro e la Tenente Rossi.

«Rossi, sgombra!»

Rossi tirò indietro le ginocchia. Emy si appoggiò ai sedili anteriori per osservare. Max infilò la testa e le braccia nello spazio sotto al cruscotto lato passeggero, illuminando un groviglio informe di fili con lo smartphone.

«Spero per te che quel furgone in leasing non abbia una penale se rompiamo qualcosa,» ansimò Max al buio, la voce soffocata. «Ecco il modulo telematico. Fakra azzurro per l'antenna, alimentazione sul connettore nero. Se gli tolgo corrente, il furgone torna sordo ma resta meccanico.»

Emy lo vide strattonare il blocco di plastica rigida. Senza successo.

«Ho bisogno di uno spelafili, una tronchesina, una lama!» urlò Max, grattando furiosamente le clip di sicurezza. «Non si stacca!»

Mentre Rossi armeggiava per estrarre un coltello tattico, Emy era già tre passi avanti dalla concorrenza militare.

L'istinto di un capo famiglia in emergenza prese il sopravvento. Non sei mai impreparato se fai la spesa per un reggimento. Affondò la mano nella sua borsa della spesa, una monumentale borsa telata da mercato rionale che si portava dietro da quando aveva scambiato Pinocchio per cibo cinese. Un oggetto all'apparenza bidimensionale ma che sembrava contenere l'Armeria Reale.

Oltrepassò fazzolettini, uno strano caricabatterie e la tazza da viaggio. L'impugnatura era in fondo.

La tirò fuori e la spinse giù, dritta tra le mani impiastricciate di polvere di Max. Forbici da cucina. Grosse, rosse, massicce. L'arma letale definitiva contro i polli arrosto incalliti.

«Non fare domande. Taglia quello giusto!» gli urlò.

Max non ne fece. Seguì con il pollice il cavetto rosso che alimentava il modulo, lo separò dal fascio e lo incastrò tra le grosse lame d'acciaio.

CRACK.

Geopolitica Analogica

Il silenzio piombò addosso all'abitacolo come una doccia gelata, ma graditissima.

La radio zittì il rumore bianco. L'aria condizionata tornò al valore impostato e il volante smise di strattonare. Sul cruscotto rimasero tachimetro e spie essenziali; navigatore, chiamata d'emergenza e servizi connessi mostrarono una fila di errori.

Ferro tirò un respiro lunghissimo. Diede uno scossone esplorativo al volante. Il furgone sbandò goffamente, pesante asino meccanico sprovvisto di logica, ma rimase docilmente in centro corsia senza lottare.

«Abbiamo il controllo manuale puro,» ansimò il Colonnello, le spalle finalmente rilassate contro il sedile. «Questo barcone va avanti, ma siamo ciechi come talpe.»

Max sgusciò a fatica da sotto il cruscotto. Massaggiandosi un livido sulla schiena, restituì a Emy le gloriose forbici da cucina, guardandole con reverenza.

«Houston, abbiamo risolto un problema,» sospirò Max, accasciandosi sul sedile. «Modulo di comunicazione decapitato. Non possono più comandare il gateway da quel portale. Da adesso il navigatore non è una fonte affidabile.»

Sentendo che la Bora si era arrestata, Brando sbucò da dietro i polpacci di Fabiano. Annusò fiducioso l'aria e, stiracchiandosi l'ombelico, passò la mascella rassicurante a fianco di Emy, leccò fugacemente la guancia polverosa di Max e si riaccucciolò a russare.

«Abbiamo un problema in modalità Stealth Anni Ottanta,» disse la Tenente Rossi, indicando gli errori sul cruscotto. «Niente traffico in diretta e niente mappe connesse. Ieri notte ci hanno portato qui in elicottero. Sappiamo solo che per raggiungere i laboratori dell'Aquila dobbiamo attraversare l'Appennino.»

Ferro annuì amaramente. «Fermarsi in un distributore di provincia a chiedere l'autostrada a qualcuno significa farsi inquadrare dalle telecamere e dai civili. Se accendete gli smartphone, ci pingeranno di nuovo. Siamo una barca alla deriva.»

Emy fissò il vuoto nero della console. Assorbì la gravità del momento, poi fece un respiro flebile e un piccolo verso con la bocca. Il verso di quando qualcuno si ostinava a non trovare la marmellata in frigo nonostante fosse sul ripiano di mezzo.

«State calmi e lasciate fare agli adulti,» disse Emy.

Infilò di nuovo l'intero braccio nella prodigiosa borsa della spesa. Tirò, estraendo stavolta un blocco massiccio e rigido, dal peso comparabile a un mattone di tufo. Lo scaraventò in grembo a Max, sollevando una piccola, incantevole nuvola di polvere antica.

Sulla copertina sbiancata dal sole campeggiava, in lettere cubitali vintage: SuperMappe Stradali d'Italia - Edizione 1998. Proprio al centro del volume c'era l'immensa macchia marrone di un caffè rovesciato anni prima da Davide in età da asilo.

«Dio Santo, ma come faceva a stare lì dentro quella roba?» chiese Fabiano, strabuzzando gli occhi. «Hai un buco nero nella borsa? Un cunicolo spaziotemporale per la roba inutile?»

«Il bagaglio di una madre serve sempre, Fabiano. Si chiama logistica,» rispose Emy, con una calma da sergente istruttore. Aprì il volume spesso due dita, lo distese con fierezza sulle cosce di Max e seguì l'indice delle regioni, trovando senza esitazione la pagina 64. Fece scorrere un'unghia laccata di rosso su una sottilissima venatura verde segnata sulla mappa cartacea.

«Lo misi in auto tre traslochi fa. Max tentava di buttarlo ogni volta che facevamo pulizie in garage, ma l'ho nascosto io,» disse, elargendo al marito un'occhiata di schiacciante superiorità morale. «E ora il vintage ci salverà la pelle.»

«Mamma,» disse Davide lentamente, la voce di chi sta capendo un'amara verità del mondo degli adulti, «quello stradario ha quasi trent'anni. Non ha le rotonde. Non ha meta' delle superstrade. E soprattutto peserà due chili.»

«Si va a sensazione, sesto senso e preghiere, Davide,» tranciò Emy senza scomporsi minimamente. Segnò un punto immaginario sulla mappa, tracciando un cerchio. «Siamo qui, sulla pedemontana. Niente autostrade. Se NEXUS non ha più il CAN bus, piazzerà droni civili o hackererà le videocamere dei caselli, statene certi. Procediamo sempre verso nord tagliando fuori L'Aquila, e poi deviamo sui fiumi, sulle provinciali dimenticate o nei greti asciutti, dritti verso le falde del Gran Sasso.»

Sollevò lo sguardo, rigido e sicuro, incrociando gli occhi freddi del Colonnello Ferro riflessi dallo specchietto retrovisore. Lo fissò dritta nelle pupille, sfidando l'Autorità con l'arroganza formidabile di chi gestisce tre maschi, un pitbull e una spesa mensile.

«Colonnello,» intimò Emy, dando due colpetti affettuosi alla copertina del librone macchiato. «Stia al volante. E alla prossima, metta la freccia e giri a destra alla cieca verso il Molise.»